Ma se Goggle non trova qualcosa vuol dire che non esiste?
Tipo, ho provato a digitare DIO.
Dio esiste. E' su Wikipedia tanto quanto JAMES BOND, OZZY OSBOURNE e SAI BABA.
Forse Goggle risponde a tutte le domande...
Se questo bastasse per determinare se una cosa esiste o no, allora sono ufficialmente l'inventore di una nuova parola.
PUTTOLITICA.
La voglio batezzare anche nelle varianti PUTTOPOLITICA, ESCORTOLITICA e nella truduzione inglese WHORELITICS, con le varianti TARTOLITICS, SLUTOLITICS, BITCHOLITICS. a seconda delle preferenze per la radice.
Nessun dubbio sulla desinenza (o suffisso). Politica, Politics.
Se la stampa cartacea italiana o straniera abbia usato questa parola io non lo so. Ho letto qualche articolo e non l'ho trovata. Ma in ogni caso una parola che così splendidamente riassume un significato che ormai tutto il mondo conosce sul grande bacino di informazioni e parole del web, ad oggi (27 gennaio 2011) proprio non c'è.
Voglio provare a dare una definizione.
PUTTOLITICA: si riferisce alla politica italiana durante il governo Berlusconi, tra il 2009 e il 2011. Il Primo Ministro della Repubblica Italiana è coinvolto in uno scandalo di prostutzione anche monorile, I nomi principali delle persone coinvolte sono quelli di Noemi Letizia, Patrizia D'Addario, Giampaolo Tarantini, El Mahroug Karima (Ruby), Nicole Minetti, Lele Mora, Emilio Fede.
Puttolitica è una storpiatura della parola che avverte che non si tratta più di politica, ovvero della aristoteliana amministrazione della "polis" per il bene di tutti, quell'occuparsi in qualche modo di come viene gestito lo stato o sue substrutture territoriali.
E' una cosa nuova, che ha a che vedere con le puttane, che in puttolitica sono chiamate escort e che riguarda la politica perchè ne sono coinvolte alte cariche istituzionali.
Non è politica perchè per occuparsi di vicennde e scandali sessuali il Governo Berlusconi non dedica il tempo e il denaro degli Italiani per cercare di migliorare un Paese già allo sfascio per altri motivi.
Se per certi aspetti è evidente che questa definizione è quantomeno connotata negativamente, ogni definizione per quanto imparziale è una cronaca dei fatti. Considerarli veri o inventati è solo una questione di essere o non essere ancora vittime dei poteri del sultano che è riuscito a lavare milioni di cervelli e accentrare su di sè tutti i poteri eliminando ogni senso morale, civile, umano e il soprattutto il rispetto per le donne e la libertà
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Thursday, January 27, 2011
Thursday, January 20, 2011
Ricomincio da Berlino
Mi trasferisco a Berlino, Germania, ja!
Quando?
Il 3 febbraio.
Perchè?
Perchè in Italia non ho trovato una dimora, un posto che mi facesse dire...si. sto qui.
Perchè l'Italia è troppo cara.
Perchè in Italia la disoccupazione è ai massimi storici.
Perchè in Italia non c'è futuro per i giovani, per l'arte, per la cultura.
Ennesimo giovane in fuga, quindi?
Se per le statistiche sono ancora un giovane, direi di si.
Ovviamente se me ne vado è perchè ritengo di fare un salto in alto, quindi che Berlino sia un'opportunità migliore rispetto a tutte quelle che mi offre l'Italia in relazione ai parametri di valutazione.
E' ovvio che se volessi vivere di fronte al mare non andrei a Berlino.
Ma al momento ho voglia e bisogno di vivere in una grande città.
In Italia Milano o Roma.
E nessuna delle due soddisfa i miei requisiti.
Cosa vado a fare?
Dopo un viaggio di due anni in barca è dura, anzi, MOLTO dura riuscire a tornare in un ufficio.
Quindi cercherò di fare il mio lavoro. Il mio lavoro non è il lavoro che tutti ritengono che io debba fare per il fatto che ho studiato una tal materia e quindi dovrei per forza cercare di fare quel lavoro.
Nella fattispecie il designer.
Fare il designer ha una sua connotazione specifica da manuale, ma ci sono mille modi di fare il designer, perchè sostanzialmente fare il designer significa progettare.
Io, però, ho fatto un percorso di studi che mi dovrebbe aver insegnato a progettare oggetti, PRDUCT DESIGN.
E non credo di aver mai fatto il product designer.
Ho lavorato in ambiti di ricerca e in studi di architettura d'interni, ma il designer di prodotti industriali, mai.
non c'è niente sul mercato che abbia disegnato o progettato io.
Quindi cercherò di fare il designer portando avanti i MIEI progetti, facendo quindi il MIO lavoro nel senso di quello che si addice a me. E solo a me.
Questo post è una dichiarazione d'intenti quindi e spero vivamente di riuscire a portare avanti quelli che sono i MIEI PROGETTI.
Uno di questi è SCRIVERE. Scrivere. Scrivere.
Un altro è qualcosa che appena sarà pronto ve lo dirò.
Un altro è VIAGGIARE. Continuare a viaggiare come dico io. Lentamente e a lungo.
Sono progetti ambiziosi perché hanno un minimo comune denominatore. NON MI FARANNO GUADAGNARE SOLDI in tempi brevi.
Quindi?
Quindi mi cercherò un lavoro che mi permetta di sopravvivere.
E il tedesco, lo sai?
No. Nemmeno una parola. Cercherò di impararlo.
Ma tanto Berlino è una città internazionale, parlano tutti l'inglese...
Vero e Falso.
I tedeschi amano parlare tedesco e non è vero che tutti sanno l'inglese.
Non ho intenzione di vivere ghettizzato tra italiani e anglofoni, ma so che mi sentirò straniero, per qualche buon mese mi sentirò straniero.
Ma vi terrò informati.
A presto.
probabilmente, da Berlino
Wednesday, January 5, 2011
Invictus
Se questo blog è un recipiente di emozioni, voglio registrare quelle profonde generate dalle parole di questa poesia.
(sotto in Italiano)
Out of the night that covers me,
Black as the pit from pole to pole,
I thank whatever gods may be
For my unconquerable soul.
In the fell clutch of circumstance
I have not winced nor cried aloud.
Under the bludgeonings of chance
My head is bloody, but unbowed.
Beyond this place of wrath and tears
Looms but the Horror of the shade,
And yet the menace of the years
Finds and shall find me unafraid.
It matters not how strait the gate,
How charged with punishments the scroll,
I am the master of my fate:
I am the captain of my soul.
Black as the pit from pole to pole,
I thank whatever gods may be
For my unconquerable soul.
In the fell clutch of circumstance
I have not winced nor cried aloud.
Under the bludgeonings of chance
My head is bloody, but unbowed.
Beyond this place of wrath and tears
Looms but the Horror of the shade,
And yet the menace of the years
Finds and shall find me unafraid.
It matters not how strait the gate,
How charged with punishments the scroll,
I am the master of my fate:
I am the captain of my soul.
Dal profondo della notte che mi avvolge,
buia come il pozzo più profondo che va da un polo all'altro,
ringrazio qualunque dio esista
per l'indomabile anima mia.
Nella feroce morsa delle circostanze
non mi sono tirato indietro né ho gridato per l'angoscia.
Sotto i colpi d'ascia della sorte
il mio capo è sanguinante, ma indomito.
Oltre questo luogo di collera e lacrime
incombe solo l'Orrore delle ombre,
eppure la minaccia degli anni
mi trova, e mi troverà, senza paura.
Non importa quanto sia stretta la porta,
quanto piena di castighi la vita.
Io sono il padrone del mio destino:
io sono il capitano della mia anima.
buia come il pozzo più profondo che va da un polo all'altro,
ringrazio qualunque dio esista
per l'indomabile anima mia.
Nella feroce morsa delle circostanze
non mi sono tirato indietro né ho gridato per l'angoscia.
Sotto i colpi d'ascia della sorte
il mio capo è sanguinante, ma indomito.
Oltre questo luogo di collera e lacrime
incombe solo l'Orrore delle ombre,
eppure la minaccia degli anni
mi trova, e mi troverà, senza paura.
Non importa quanto sia stretta la porta,
quanto piena di castighi la vita.
Io sono il padrone del mio destino:
io sono il capitano della mia anima.
Friday, December 31, 2010
2010. Cosa salvare?
Ho detto addio alla ragazza più bella, brava, buona e dolce che abbia mai conosciuto.
Ho concluso un viaggio di 681 giorni.
Si, è vero, sono tornato a casa. Questo è bello.
Ma tornare a casa deve essere un passaggio, non una sosta.
Ho trovato un'Italia putrida, malsana. Alla quale non mi sono ancora abituato, per fortuna.
Il 2010 è passato senza che me ne accorgessi, senza che riesca a trovare qualcosa di positivo, di veramente positivo per cui valga la pena essere salvato.
Ora vado a preparare le lenticchie per stasera, sperando che un po' di superstizione serva a portare un po' di fortuna al 2011. Nel frattempo ci penso. Penserò a cosa salvare e se salvare questo anno, fatto di numeri belli da da scrivere, ma forse tutto da dimenticare.
Dovrei ricorrere alle frasi tipo
'Ma ogni minuto della vita vale la pena essere vissuto, perchè la vita è bella e tutto insegna.'
No, per il 2010 non è così.
Se me lo fate sparire mi fate un favore.
Forse un giorno vedrò il senso di tutto questo. Arriverò a capire perchè c'è stato il 2010 per me.
Fino a quel giorno....non lo voglio ricordare.
Tuesday, December 21, 2010
Aeroporto, territorio di confine
Mancavano due ore all’imbarco. Mi ero avviato all’aeroporto con un largo anticipo per il timore di incorrere nei problemi che hanno costretto moltissimi passeggeri in volo da Berlino a rimanere a terra, intrappolati dentro autobus fermi, treni in ritardo e taxi in coda. Avevo comprato una tazza di caffè bollente e un bicchiere d’acqua. Avevo trovato un bel divano rosso, con una lampada proprio sopra il tavolo dove avevo appoggiato il mio computer. Era tutto pronto per navigare in internet prima di volare in Italia. Avrei voluto scrivere proprio di quel momento, dell’aeroporto. Avrei voluto pubblicare un articolo sul mio blog, per raccontare di un viaggio dal mio confine preferito. Forse l’unico che abbia veramente un senso.
L’aeroporto si trova fisicamente nel cuore di una Nazione, vicino ad una città, più o meno grande, c’è un passaggio che ha addirittura una sua forma materiale e un momento: il metaldetector. Oltrepassi il controllo della polizia, ti spogli prima di passare sotto il portale, ti fai palpeggiare, ti togli le scarpe, la cintura, ti cadono i pantaloni ma ti chiamano per farti aprire il bagaglio a mano e chiederti cos’è quella cosa nera, che non riescono a decifrare. Quando hai svelato tutte le ambiguità che trasporti, sei pronto per rivestirti ed entrare in quel territorio di nessuno, tra la terra e il cielo, tra Berlino e il resto del mondo, tra la Germania e il tuo Paese, tra un albergo e casa tua.
Luccicano, gli aeroporti. C’è profumo di pane, di Dolce e Gabbana, di gente. Al terminale degli arrivi c’è una miscela di mondo più variegata che a quello delle partenze. Da questa parte sono tutti un po’ tedeschi. Hanno addosso la neve della notte precedente, le scarpe pesanti, lunghi calzettoni di lana sotto i jeans.
Fischiano, gli aeroporti. Con il fastidioso sottofondo dell’aria condizionata sparata da enormi tubi sospesi o nascosti dentro chilometri quadrati di controsoffitti. Con il terribile sonar che tradisce un ladro, con il sibilo di un codice a barre che non si fa riconoscere. Suoni di carrelli e valige trascinati da una parte all’altra con il salto intermittente tra le mattonelle o le vibrazioni assordanti di un pavimento sospeso pieno di piccole tacche antiscivolo che trasformano il trolley in una motosega.
Stridono le turbine, un rumore assordante e intollerabile per più di una manciata di secondi. Ultimo suono violento prima di un sottofondo pressurizzato che, ancora, non è né aria né terra. Ancora, un confine.
L’aereo e il mezzo di trasporto che mi piace meno. Mi piace volare ma non viaggiare in aereo. Mi incuriosiscono i cibi inscatolati dentro vassoi composti e perfettamente uguali. Assaggio sempre tutto e finisco quel surrogato di pasto con un surrogato di caffè che mi scotta immancabilmente il palato.
Volo, dormo, leggo, penso, scrivo.
Non sono niente. Forse è in questo che mi identifico. In questo essere marinaio del cielo in un porto di terra ma in partenza per l’aria. Un biglietto in tasca e una destinazione decisa già da un po’ di tempo. Non si può cambiare né rotta né orario. Ho deciso tutto seduto davanti a quel computer che non ero riuscito ad aprire al mondo.
Mi ero dimenticato, tuttavia, che lo posso comunque aprire ed usare, per scrivere ed essere soltanto qui. Con parole pronte a partire. Con me, come me.
Tuesday, December 14, 2010
Berlino, uno stile di vita
Ti è mai capitato di saltare una stagione? Se sei nato ad una latitudine di clima temperato sei anche abituato ad un costante alternarsi di stagioni, con una netta differenza tra estate e inverno. Se per un anno salti completamente una stagione è inevitabile avvertire questa mancanza.
Mi è mancato l’inverno. Il freddo, la neve.
Anche in Italia fa freddo e in molte località è scesa la neve. Io sono venuto a vederla a Berlino.
Sono tornato in questa città e da qui mi accorgo che ho saltato un inverno.
Nelle città del nord Europa l’inverno e in modo particolare il periodo natalizio hanno un sapore particolare. Più volte ho gustato tazze di vino caldo sotto le tettorie di legno delle casette e delle baracche distribuite nelle piazze di Stoccarda, di Monaco, Berlino, appunto.
Non credo ci sia altra città fuori dall’Italia in cui sono tornato così spesso a distanza di alcuni anni.
2000. Avevo 22 anni. Alloggiavo in un ostello della zona nord. Odysee. Esiste ancora. Sono andato a controllare. Stesso tavolo lungo con le candele infilate nel collo delle bottiglie. Stesso biliardo.
Prima di andare all’Odyssee io e i miei amici avevamo alloggiato in un altro ostello più in periferia, in una zona che ho saputo soltanto ora che all’epoca era una delle peggiori.
2005. Viaggio in camper con pausa a Monaco sia all’andata che al ritorno. Una settimana in dieci amici distribuiti su due appartamenti e un albergo. Non so se sia perché anche all’ora c’era la neve, perché il periodo era quasi esattamente lo stesso, ma sembra che sia tutto sigillato sotto uno strato di bianco. Quell’angolo di Kreuzberg tra il canale e il ponte ricorda l’interno di una semisfera di cristallo. Anche i cigni che galleggiano sotto il ponte nei triangoli d’acqua non ancora ghiacciati sembrano gli stessi.
Mi piace camminare per le strade, riconoscere le vie, e piano piano ritrovare ricordi mai pensati e scoprirli vergini e freschi e vividi.
Mi piace ricordare le mie passeggiate, il freddo ai piedi, le voci, le risate.
Mi piace tornare. Ne ho sempre avuto una forma di timore.
2007. Un weekend di passione.
2010. Vengo a Berlino quasi per caso, poi, pensandoci, mi accorgo che ho anche diversi amici in città. La scopro di nuovo, piano piano, partendo dall’esterno, senza la paura di non aver tempo. Mi faccio penetrare dal freddo fino al centro delle ossa, mi viene un fortissimo raffreddore.
Vivo in una casa di un quartiere che non conoscevo anche se forse ci sono già stato.
Mi sembra che pulsi un modo diverso di vivere.
Per certi aspetti più libero e semplice, altre volte mi viene da interpretare questo mondo creativo come un covo di disadattati in cerca di un senso.
Fino a che punto vedi all’esterno quello che sei piuttosto che quello che realmente è?
Non è in realtà sempre così?
Siamo attratti da quello che siamo e tendiamo a trovare quello che stiamo cercando.
Forse in questo periodo sto ancora digerendo il mondo dentro oppure lo sto trasformando nel mio futuro.
Tuttavia qui più che altrove trovo un’alta concertazione di gente che vive secondo un proprio modello e non secondo uno schema altrui. Tutto diventa il contrario di tutto.
Perché un campo d’orzo non è come un allevamento di polli? Perché i maiali hanno sentimenti? E che ha mai ascoltato un maiale? Non sappiamo decifrare un muggito tanto quanto il pianto di una sequoia.
In questi estremismi risiede la libertà, che sempre cerco eppure ne scopro sempre più l’irraggiungibilità per la sua inesistenza assoluta. E i compromessi sono sempre discutibili.
Monday, November 29, 2010
Disfattismo o premonizione?
dal blog di Beppe Grillo
collegarsi alla pagina del post per leggere i commenti
La crisi delle banche irlandesi non è una novità, come non lo era quella della Grecia e come non lo saranno le crisi di Portogallo, Italia e Spagna. Questione di mesi. Ogni volta ci si stupirà come di fronte a un improvviso temporale estivo. Ieri la Merkel ha dichiarato che la crisi è estremamente grave e l'euro è a rischio. E noi che non lo sapevamo... I politici danno brutte notizie solo se costretti, attendono l'ultimo istante per evitarci delle sofferenze inutili. Discutere dell'Irlanda o, a inizio 2010, del default greco, equivale a concentrarsi sul foro di un catino bucato. Lo scolapasta è l'intero Occidente che sta fallendo sotto il peso del suo debito pubblico aumentato del 50% in media in vent'anni. I Paesi emergenti, il cosiddettoBRIC: Brasile, Russia, India e Cina, hanno un debito pubblico contenuto e stanno comprando quello occidentale. Se la Cina vendesse tutti i titoli di Stato americani che possiede, pari a883,5 miliardi di dollari, gli Stati Uniti potrebbero fallire.
Il mondo si sta spostando a Sud e a Est. Il PIL dei Paesi del BRIC sta per superare quello del G6 (Germania, Italia, Francia, Stati Uniti, Gran Bretagna e Giappone). I Paesi del BRIC hanno un debito pubblico rapportato al PIL molto basso: Russia 6%, Cina 18%, Brasile 45%, India 59%. L'Italia, per dire, è al 118% con 80 miliardi di euro di interessi annui da pagare, una cifra che ammazzerebbe un elefante. Gli Stati Uniti stanno per raggiungere l'Everest dei 14.000 miliardi di dollari di debito pubblico dai 6.000 miliardi del 2002. In passato le guerre si combattevano con le armi, oggi si combattono con il debito pubblico. Chi compra il tuo debito diventa il tuo padrone.
Gli Stati Uniti, il Paese più indebitato, è responsabile del 50% delle spese militari mondiali. Una enormità. La Russia, l'antagonista storico, spende il 3,5%. Gli Stati Uniti trasformano ildebito in armamenti. In pratica chi compra titoli di Stato statunitensi finanzia la guerra in Afghanistan o le basi militari di Dal Molin di Vicenza e di Okinawa in Giappone dove sono accampati da 65 anni. L'Impero Romano crollò sotto la spinta dei barbari ai suoi confini. Le sue legioni si ritirarono dal Reno alla Britannia. Gli Stati Uniti forse seguiranno la stessa sorte per l'impossibilità economica di mantenere 716 basi militari in 40 Paesi. L'Irlanda è un sintomo del tramonto dell'Occidente travolto dal suo debito pubblico. L'inverno sta arrivando per lecicale europee e americane e fuori fa sempre più freddo.
Il mondo si sta spostando a Sud e a Est. Il PIL dei Paesi del BRIC sta per superare quello del G6 (Germania, Italia, Francia, Stati Uniti, Gran Bretagna e Giappone). I Paesi del BRIC hanno un debito pubblico rapportato al PIL molto basso: Russia 6%, Cina 18%, Brasile 45%, India 59%. L'Italia, per dire, è al 118% con 80 miliardi di euro di interessi annui da pagare, una cifra che ammazzerebbe un elefante. Gli Stati Uniti stanno per raggiungere l'Everest dei 14.000 miliardi di dollari di debito pubblico dai 6.000 miliardi del 2002. In passato le guerre si combattevano con le armi, oggi si combattono con il debito pubblico. Chi compra il tuo debito diventa il tuo padrone.
Gli Stati Uniti, il Paese più indebitato, è responsabile del 50% delle spese militari mondiali. Una enormità. La Russia, l'antagonista storico, spende il 3,5%. Gli Stati Uniti trasformano ildebito in armamenti. In pratica chi compra titoli di Stato statunitensi finanzia la guerra in Afghanistan o le basi militari di Dal Molin di Vicenza e di Okinawa in Giappone dove sono accampati da 65 anni. L'Impero Romano crollò sotto la spinta dei barbari ai suoi confini. Le sue legioni si ritirarono dal Reno alla Britannia. Gli Stati Uniti forse seguiranno la stessa sorte per l'impossibilità economica di mantenere 716 basi militari in 40 Paesi. L'Irlanda è un sintomo del tramonto dell'Occidente travolto dal suo debito pubblico. L'inverno sta arrivando per lecicale europee e americane e fuori fa sempre più freddo.
Wednesday, November 24, 2010
Devastante

Magari un giorno rimarrò deluso, come lo sono stati tanti che per anni hanno votato un partito, una persona, per poi scoprire di essere stati usati, traditi.
Poichè credo a quello che dice, rimango spiazzato. E' un discorso devastante.
Certe cose si immaginano, si sanno. Ma sembrano storie troppo lontane se non sono raccontate con fatti alla mano, con esempi, con paragoni.
Che la mafia avesse il controllo della spazzatura era cosa risaputa, ma mai, come in questo caso, ho avuto la sensazione di capire veramente cosa vuol dire. Ora mi è chiaro come fa, la 'ndrangheta, a fare i soldi con la spazzzatura.
Se poi, piano piano, uno, dentro di sè, mette assieme i pezzi, si accorge di essere circondato da tanto di quel marcio che forse la citata montagna di rifiuti è niente in confronto a tutto quello che non è quantificabile e accumulabile.
C'è una montagna di immondizia senza materia che tuttavia ha un peso schiacciante.
Negli ultimi mesi sto facendo molta fatica a trovare un po' di speranza, un po' di ottimismo, un po' di bellezza. Spero che il meccanismo che si è innescato faccia esplodere questa situazione fino alla più disastrosa delle possibilità, almeno si potrà davvero ricominciare.
Io vorrei capire se mi sto facendo coinvolgere un po' troppo oppure se i miei sentimenti sono in qualche modo condivisi.
Monday, November 8, 2010
un giorno nel fango
Un gruppo di volontari ha preso in mano la situazione e sta cercando di aiutare la protezione civile a gestire l'afflusso di aiuti materiali e di forza lavoro.
Ad ogni volontario viene chiesto nome, cognome, indirizzo e documento. Viene rilasciato un numero e un cartellino di riconoscimento. In questo modo gli addetti della protezione civile possono individuare i volontari e concedere l'accesso alle zone alluvionate e alle strade chiuse al traffico.
Dopo alcuni minuti sono stato assegnato ad una squadra e sono stato condotto presso una famiglia.
La scena è apocalittica.
Mucchi di mobili e immondizie da entrambi i lati delle vie del paese sono solo l'anticamera di quello che si vede dentro le case.
I muri sono bicolore. Una linea ininterrotta ricorda il livello raggiunto dell'acqua.
Nella casa dove sono stato io aveva superato il metro di altezza.
Ora si è ritirata e ha lasciato danni ingentissimi.
I mobili sono tutti da buttare. La maggior parte sono mobili di truciolare o compensato che nei tre giorni che sono stati immersi nell'acqua si sono gonfiati ed ora sono inutilizzabili. Quelli che si sono salvati puzzano di acqua putrida.
I propietari della casa quando hanno visto arrivare l'acqua hanno cominciato a portare alcune cose al piano superiore ma il livello ha superato il metro nel giro di un'ora o poco più.
Sono rimasti effetti personali nei cassetti. Tutti imbevuti. Vestiti, materassi, sedie.
Tutto da buttare.
Giuliano cosa faccio con quello che c'è qui dentro?
Butta tutto.
Per curiosità ho aperto un fagotto a caso, per vedere cosa stavo buttando via.
Era un clarinetto del 1900, che apparteneva a suo zio che lo suonava durante la guerra.
Mi ha ringraziato per aver scelto di controllare proprio quell'involucro.
Gomitoli di lana che stavano diventando maglioni.
Via. Butta via.
Vasi di cristallo. Si sono sollevati e poi sono ricaduti chissà dove.
Via. Butta via.
Lavatrice, frigorifero, forno. Via.
Le porte sono ancora buone, almeno all'apparenza.
Le hanno trovate che galleggiavano dentro la casa. L'acqua le ha sollevate dai cardini,trasformandole in zattere domestiche.
C'è una cuccia di cane in cortile. Ma non si sa da dove arrivi.
Tutta la legna che era stata accatastata dietro casa ora è davanti, sparpagliata ovunque.
Per buttare i mobili occorre svuotarli del contenuto.
Le medicine erano nei pensili più elevati e si sono salvate. Le tazzine sono ancora buone. Già pronte per servire acqua di Bacchiglione. L'acqua è scesa, ma dentro tutti i contenitori non capovolti rimane acqua putrida.
L'impianto elettrico sembra poter essere ripristinato a breve.
C'è un tipo che ci sta lavorando
Qualche ora dopo abbiamo la corrente e possiamo utilizzare l'idropulitrice per pulire pentole e oggetti vari. Una collezione di TEX ben sigillata dentro un sacchetto di plastica, un robot elettrico che era dentro una scatola su uno scaffale alto.
Portiamo tutto al piano di sopra, tutto sparpagliato nelle stanze, tutto il contenuto dei mobili occupa i pavimenti.
Tutto deve prendere aria, tutto puzza di fango, di umido.
Quando la casa è completamente vuota passiamo il getto di acqua all'interno, sui muri e sui pavimenti.
Ammoniaca a cloro per disinfettare.
non ci sono lacrime. Nè per i polli morti, nè per le automobili da buttare.
Ci sono bestemmie, immancabili in Veneto.
Contro il governo e contro la RAI, che si è degnata di venire a fare un servizio solo ieri.
Le fabbriche sono chiuse.
Poco lontano c'è una fattoria dove avevano 40 mucche.
Quando hanno visto l'acuq le bestie sono impazzite ed hanno cominciato a scornarsi tra di loro, impaurite da un fenomeno così insolito e hanno perso il controllo, diventando bestie pericolosissime che solo un trattore riusciva a spostare.
Ci sono tanti dettagli, tante storie.
Tante come ognuno di quelli che si è trovato con la casa nell'acqua, con la madre nel fango.
Eppure, come sempre, si poteva evitare.
Perchè sono anni che i comitati promuovono la relaizzazione di opere iridiche per evitare che quello che è successo nel '51, nel '66, nel '92 e nel '98 si potesse ripetere, più grave che mai.
Acqua più alta che mai.
Ora ci vuole gente, pazienza e coraggio
Per continuare
Thursday, November 4, 2010
Sotto la polvere

Cos'erano tutti questi granelli prima di essere polvere?
Erano la stessa cosa? Come ci sono finiti insieme?
Quale pelle, quale legno, quale fuoco l'ha bruciato, per essere cenere.
Quale suola, quale pietra, quale pane.
Magari un insetto, un pezzo di sale.
Cosa dentro di me, è diventato energia, per trasformare il mio sangue nella mia mano, per staccare polvere da una carezza.
E posarsi qui, in casa mia. Nella mia stanza. Per ritrovarla, intatta.
Depositata sotto altri minuscoli granelli che erano qualcosa che non so.
Niente di mio.
Non c'ero.
Ed è, ancora una carezza, che se la riprende.
Una carezza che spazza un velo morbido, per liberare dal tempo una foto, una lettera, un pacchetto di sigarette.
Fumavo.
Su ognuna delle sigarette c'è scritta una parola.
Le devo comporre insieme, per formare una frase di senso compiuto.
20 sigarette. 20 parole.
Incluso il nome.
Sono scariche elettriche, le storie custodite da una parola, da un oggetto, da un libro.
Se ti capita di andare sugli scaffali alti della tua stanza di ragazzino, se vai in cantina, in soffitta, c'è.
C'è qualcosa, come un incrocio. Due fili che srotolano fino a quando quella cosa è entrata nella tua vita.
Un nastro magnetico, per esempio.
L'immagine all'interno della custodia è un lampo che accende un flash back.
Immediatamente ti ricordi quando, dove e da chi l'hai ricevuto.
Ti ricordi quale canzone, quale voce è incisa su quel nastro.
Ti ricordi lo stereo, i cui la inserivi, e cosa sentivi quando la ascoltavi, chi c'era con te.
Ti ricordi cosa dicevi e un po', quello che eri.
Poi quel nastro, quella cosa, finisce su uno scaffale, in una scatola, dietro un pacco di libri.
Fino ad oggi.
Tu togli quei libri, prendi la scatola, togli la carezza che c'è sopra e prendi in mano un nastro. uno a caso.
E quella cosa, ritorna nella tua vita.
Tu sei un altro, sei quello che ha messo la cassetta ella scatola, e che non ha nemmeno un mangiacassette, per ascoltarla. Sono tutti da qualche parte, pieni di polvere.
Però, il filo della storia di quella cosa, anche se per molto tempo è stata solo un nastro dentro una scatola incontra il filo della storia della tua vita. E si forma un nodo.
La tua vita, probabilmente, non è soltanto quella di un uomo in una scatola.
E' la tua vita.
Quante di quelle cose.
Che magari spostiamo, distrattamente.
Oppure si cuciono alla vita di un altro.
Sono i tasselli del disegno che siamo.
Sono quello che pazientemente aspetta di essere polvere.
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