VIAGGI, PENSIERI, EMOZIONI
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Thursday, May 13, 2010

There was me

I received an email from a crew member, Ali.

He wrote the story of how things are going, of what is happening and where they are going to sail next.

The ship is the same. HERACLITUS.

I was on board for some months

There was me on those images, just some weeks ago.

There was me cooking in the galley, there was me sitting on deck. There was me feeling and living.

Now I sit in a rainy country which I wonder if I still belong.

and everything I see through the eyes of Ali is what I used to see.

Water, sun, people and world.

I miss that. I miss it a lot.

People here ask me questions.

I try to answer and I realize I can just talk about actions, things that somehow I can visualize.

All what is beyond, how I am going to explain?

People ask me how we did, what I did.

And answers are not easy. How did we repair a ship? Did you ever feel scared?

How do you decide a route? How do you do these researches? How do you support yourself?

How, what how...

But somebody waits.

Somebody knows that beyond all the images I show there is something real.

All what I say and write is a very little part.

Do you understand?

A very little part of the giant spectrum of all the feelings is the one I can talk about.

The rest, is mine, is yours, is of who ever live and feel alive.

Imagine yourself sailing in the middle of the ocean or sitting on deck in a warm night.

You, just you.

Who can really know what is there, in your deep spirit and who can see how huge is that thought crossing your mind?

No one.

Really, no one.

So there are the struggle, the sorrow, the happiness, the sadness, the uncertainties, the dreams.

Now I can live with this. i am comfortable with everything I can be.

I learnt that.

I learnt things can be so different from the way i used to think of them and sometimes I don't even expect to understand. I take them as they are. Good or bad, it doesn't matter.

I miss the friends, I miss the parties, I miss the work, i miss the loneliness. Mostly i miss the empty space of my real self. I miss to feel really me.

i miss traveling and floating and feeling nowhere. Just going, going, going. and never gone.

I wish to the current crew all the best for their time and wherever else they are going and anchoring. All the best? Yes, it means that I hope they will feel the vibe of the place but mostly of the group. I wish that every one feels there. Just there for the time he wants to be there.

And I wish that the slow time of the ocean crossing can be a little bit mine too.

I am not on board, I know, but nothing and no one can avoid me to feel that me, the part of myself that I cannot see, is sailing back to this world. I will count every meridian and every mile the ship will cross, trying to forget the speed that took me back.

I will be over the waves of the Ocean I met some thousands of miles more south.

I will watch one. I will follow it till the shore where it wants to die.

I want to be wherever it's free.

Now i am somehow tight in a shape i didn't choose, but Heraclitus and all the world i saw made me feel that I always can.

Thank you.

thank you to every one that believes that it is always possible.

Enjoy the Ocean and happy wind.

Cheers, to our friends around the planet.

Monday, May 10, 2010

Largo alle domande

Come ti mantenevi? Chi decideva la rotta? Quanti eravate in barca? Hai mai avuto paura? Hai imparato nuove lingue? ...
Non negherò il piacere di rispondere a voce ad alcune domande ma ho constatato che le curiosità sono abbastanza comuni e quindi vorrei condividere le risposte anche con chi non mi ha ancora incontrato personalmente e che per vari motivi non riuscirà a farlo a breve.
Apro questo post per permettere di inserire domande nello spazio dedicato ai commenti, alle quali cerchero' di rispondere.

Comincio rispondendo a queste domande, meno pratiche, che mi sono pervenute via mail.

Mi è rimasto impressa una tua riflessione di parecchio tempo fa (+1. Un anno in 23 minuti e rotti. +1. ) in cui dicevi che tutti abbiamo un'idea di che cosa sia la libertà ma quella totale, completa che tu stavi vivendo poteva fare paura; paura della libertà. Che intendeviì dire precisamente? Sei ancora di quell'idea o te la vorresti riprendere tutta compresa l'ansia della sua paura?

Questa domanda mi costringe a spiegare una visione.
Mi chiede di decifrare un'immagine e trasformarla in parole.
Non ho avuto paura della definizione di libertà totale, ma di come l'ho visualizzata.
Non sarei in grado di spiegarla nemmeno se la dipingessi.
Forse, pero'...
Avevo visto la mia incondizionata capacità di scegliere.
Avevo visto che ero riuscito ad arrivare ovunque volevo.
Mi ero sentito libero da tutti i compromessi, da tutti condizionamenti.
Ero soddisfatto di quello che stavo facendo e mi sentivo completo.
Avevo la sensazione di trovarmi equidistante da tutto e da tutti.
Se la libertà è solitamente intesa come la possibilità di scegliere secondo la propria volontà, ci si riferisce ad una scelta per volta. In quel momento mi sembrava di aver scelto tutto quello che potevo. E come volevo. Di quanto si possa essere liberi, avevo avuto paura.
In questo senso quella paura la vorrei ancora.

Thursday, May 6, 2010

Impatto duro

Sono passati otto giorni.
Solo otto giorni, lo so.
Ma sono anche gia' otto giorni.
Dipende, come sempre.
Ma se dicono che sia importante ogni secondo della nostra vita, otto giorni sono un'eternita'.
Sono sconcertato, sono disorientato.
Sorpreso, esterefatto, disilluso.
Ma andiamo per gradi.
Nel corso della mia lunga permanenza lontano da casa e dall'Italia ho avuto spesso modo di raccontare alle persone che incntravo delle mie origini e dei miei valori.
Alcuni di questi ho già avuto modo di apprezzarli di nuovo, di viverli, vederli o assaporarli.
Ci sono una serie di cose che non facevo o vedevo da quando sono partito.
Guardare un film seduto in divano, entrare in un cinema con poltrone comodissime (purtroppo mi sono dovuto subire un film orribile), dormire nel letto su cui sono cresciuto, parlare in dialetto, sedermi a tavola con la mia famiglia, bere un bicchiere di vino ad ogni pasto, spargere formaggio Grana sulle tegliatelle paglia e fieno al ragu' (tutto fatto in casa), strappare pezzi di pane con le mani e mangiarli mentre aspetto il pranzo, asciugarmi con l'accappatoio dopo aver fatto una doccia, bere un caffe' seduto alle 5 del pomeriggio, vedere un tavoliere di legno cosparso di polenta bianca al centro del tavolo, vedere tagliatelle alla chitarra appese. sfilarne una e sentire la farina sui polpastrelli mwntre me la infilo in bocca, ascoltare una tortora tubare tutti i giorni alle 2 del pomeriggio, bere una birra al pub, chiaccherare con un vecchio amico.
Se da un lato c'e' tutto questo non riesco a non farmi coinvolgere dall'umore generale che mi sembra di respirare.
Per rendere l'idea mi sembra di essere in una stanza dove c'e' una perdita di gas ma nessuno se ne accorge. Io entro, sento una puzza soffocante ma al momento non trovo le finestre e non posso uscire da dove sono entrato.
Devo respirare il gas. Qualcun altro sa che c'e' del gas nocivo in questa stanza, ma ci ha fatto l'abitudine e visto che non ammazza da un giorno all'altro ha deciso di vivere nella stanza, respirando aria malsana.
Non so se questo gas sia talmente subdolo che dopo un po' diventa quasi indispensabile, come una sigaretta, nociva ma inevitabile per chi ha il vzio di fumare, oppure se la stanza davvero non abbia vie d'uscita.
Io sono pronto a sfondare la porta.
Non ora.
Ma nemmeno mi faro' avvelenare. Per come ho scelto la mia vita fino ad ora, credo che prima o poi riusciro' a ricavare uno spazio di aria non inquinata o usciro'.
Metafore a parte in questi pochi giorni non ho visto altro che facce contrite, tese. Gente preoccupata, che parla di soldi e di lavoro.
Solo di lavoro o al massimo del dopolavoro, che nella maggior parte dei casi si chiama lavoro.
Ho visto pagine dei giornali con titoli raccappriccianti.
Ho paura di accendere la televisione perchè quando per caso ho intravisto qualche immagine mi e' salito un brivido alla schiena. Totti e' ancora il testimmonial Vodafone. Ma se sono stanco io che non l'ho visto per due anni, cosa puo' essere accduto a voi, a te che te lo sei dovuto subire pr 4 anni ininterrotti?
Carlo Conti, la Clerici, ... ma il modello e' Mike Bongiorno per tutti?
Il TG5, sembra un videogioco.
Il TG4, non l'ho visto, giuro, ma ho visto Fede. Ho messo un pezzo di nastro adesivo sopra il pulsante 4 del telecomando. Mai piu'.
Questo e' gas.
E' gas nocivo anche lavorare senza guadagnare ne' soldi ne' gloria.
Sono due anni che non guadagno, ma ho lavorato per qualcos'altro. Per vivere.
Anche a Cuba lavorano per amore, ovvero non sono pagati. Ma lo sanno e sono in uno stato di regime. Qui siamo in Italia, dovremmo essere liberi.
Non ho visto spazio per i sogni, per le idee.
Ho visto terrore post atomico.
O pre atomico.
No, davvero, non mi ci voglio abituare.

Wednesday, May 5, 2010

Si nada existe

"Si nada existe, no deberia importarme si me importa. Si lo que hay es lo que veo, no veo nada que valga la pena ver. La realidad que mi mente crea no pasa de la percepcion que te creen estas palabras. Vivo lo que tengo que vivir y si las cosas pasan por una razon, vivire por eso; pues es la unica forma en que valdria la pena despertarme, prueba suficiente de que estos segundos, no han muerto en vano..."
(Antonio Mayo)

Se non esiste niente, non dovrebbe importarmi se mi importa. Se quello che e', e' quello che vedo, non vedo niente che valga la pena vedere. La realta' che la mia mente crea non va oltre la percezione di queste parole. Vivo quello che devo vivere e se le cose accadono per una ragione, vivrò per questo; è l'unico modo in cui valga la pena esistere, prova sufficiente che questi secondi non sono morti invano...

FORSE, aggiungo.
Forse.
Dalla riflessione di un amico portoricano, rifletto sul valore di ogni secondo.
Balle!
Non li voglio tutti,i secondi che mi tocca vivere.
Per fortuna non ho ancora disimparato a dormire

Saturday, May 1, 2010

...e adesso?

Ho tempo.
Ho tutto il tempo che voglio.
Non sono di guardia, ne' stasera ne' mai.
C'è molto silenzio.
Ho addosso dei vestiti nuovi. Dei vestiti diversi,O piu' che muovi.
Questi pantaloni erano miei. Anche questa maglietta, queste scarpe.
Ma non li indossavo da molto tempo.
Gli abiti che indosso sono anche i movimenti che faccio, la posizione delle cose, la temperatura, i suoni, le dimensioni delle stanze, il cibo che mangio, gli orari.
Ogni cosa al suo posto. Com'era.
Anch'io che ritorno ad occupare uno spazio che ho occupato per molto tempo, mi ritrovo un po' come ero, e se mi guardo, dentro e fuori, non mi vedo nemmeno troppo cambiato.
Non sono sconvolto.
Ho milioni di domande da porre a me stesso, ma le ho posticipate tutte.
Non credo nemmeno di potermi definire incredulo. Non ho mai pensato che tutto potessere essere un sogno e che ora mi sono semplicemente risvegliato dove mi ero addormentato.
No. Niente di tutto questo.
Tutto reale, vero.
Quantomeno tanto reale quanto gli oggetti che ho di fronte.
Avevo scritto una lettera.
Era per me, per quello che di me era a Cuba.
Me la scrivevo come se potessi smettere di essere e scrivermi lucidamente quello che avrei dovuto sentirmi dire.
Invece sarebbe stato meglio che mi fossi scritto una lettera per il futuro.
Un lettera perchè ora potessi convicermi che non c'è niente di strano.
Ho qualche migliaio di fogli di carta.
Potrei riaprire una pagina a caso.
Ma ho paura.
Lo faro', ma non ora.
E non domani.
e quando apriro' un pagina comincero' ad essere quello che ho deciso per me.
Ora sono in pausa.
Eppure le parole ancora camminano.
Io non so esattamente chi sia venuto con me.
Io non so chi mi abbia seguito, non so tutti i nomi,
Ma so che anche tu in questo tempo, hai viaggiato.
Io voglio provare a continuare a farlo.
Queste PAROLE IN CAMMINO non finiscono con il viaggio in se'. Con l'interruzione dei miei spostamenti fisici nel mondo non termineranno queste pagine.
Non so cosa scrivero'. Non l'ho mai saputo.
Scrivero' quello che le parole vogliono diventare.
Lo scrivero' per me, con il desiderio di condividire.
Ho trovato un'Italia strana.
Ho trovato un mondo che devo, forse, in qualche modo, riprendere a conoscere.
Ho galleggiato altrove. Sul mare ma anche sulla vita.
E forse non ci sto a ritornare qui e farmi tirare piano piano di nuovo verso il fondo.
Forse posso continuare a galleggiare.
Questo vorrei scrivere. Ecco.
Se posso farmi un augurio e di riuscire a scrivere ancora storie da un posto diverso. Scriverle per dimostrarmi che anche nelle pause posso continuare a dar voce all'onda d'urto che mi ha spinto cosi' lontano ma che era partita da qui, da un posto piccolo e vicino, che non ho mai visto eppure ci sono sempre dentro.

HOME. Casa


Sono tornato a casa.

Saturday, April 24, 2010

Lettera ad un amico che torna a casa

Caro Dario,
so che stai vivendo un momento molto forte.
ti prepari a tornare a casa dopo quasi due anni in giro per il mondo.
Mancano poche ore...se un giorno e' poche ore...
(continua...
...continuera'.)

Wednesday, April 14, 2010

27 aprile 2010

Come una pioggia di primavera.
Sai che deve arrivare ma non sai esattamente quando.
E´arrivato cosi´il momento di tornare.
A casa.

Santa Clara, Cuba
14 apirle 2010

...e per le famose otto ore atterro il 28 aprile

Friday, April 9, 2010

Rossoblu

Sono seduto davanti ad un pc e stavo provando a recuperare un file dal mio hard drive portatile.
Niente da fare. Un software di gestione interna impedisce a tutti i pc di accedere a file esterni.
Ho provato ad inviare un testo come allegato alla mia mail ma non posso aprirlo.
E questa a' l'altra faccia della medaglia di una nazione tutta da raccontare.
Forse con l'aiuto di un amico riesco a baipassare le restrizioni e divulgare il testo come commento a questo post.
Sono a l'Avana ormai da dieci giorni e non ho ancora finito di scoprire angoli nuovi ma soprattutto storie incredibili di vita quotidiana.

Friday, April 2, 2010

Dario = Murdoch

Come forse sapete sono a Cuba
Come forse sapete da giugno il Times on line si paghera' una sterlina al giorno.
A Cuba la situazione politica e' molto...particolare e internet e' raro e molto costoso.
Per cui non mi posso permettere lunghi upload delkle stupende foto della jamaica e non mi posso permettere di dilungarmi in lunghi racconti di parole in cammino.
Un'ora su internet equivale allo stipendio mensile di un comune cubano.
Quindi faccio appello alla vostra curiosita' e al piacere nel leggere i racconti chiedento un contributo che puo' essere trasferito sul mio conto PAYPAL clikkando sul pulsante a lato di questo testo.
Grazie

Fin qui ttutto bene. todavia
Havana, Cuba