VIAGGI, PENSIERI, EMOZIONI
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Monday, September 27, 2010

IMMAGIMONDO 2010


al tavolo viaggiatore con il k-way per il freddo e la pioggia battente all'esterno del tendone

al tavolo con alcuni dei fedelissimi amici

Un breve foto-racconto per illustrare il TAVOLO del VIAGGIATORE 2010

Anche quest'anno il weekend di Immagimondo è stato intenso e denso di viaggi e di mondo, di storie, persone e personaggi.
Come da programma, ho presentato TEMPO LENTO e il PROGETTO HERACLITUS alle platee delle sale messe a disposzione per l'evento.
Bagno di folla e grande attenzione . Nel primo caso perché ormai il Cammino di Santiago (tema conduttore del libro) è un percorso molto frequentato e quindi è molto facile che gli ascoltatori si immedesimino con i racconti, con i temi trattati e con lo spirito di un pellegrinaggio.
Nel secondo perchè il racconto di un'esperienza per mare e dei dettagli che emergono quando il racconto è fatto a voce e in prima persona provocano un trasporto emotivo che, onestamente, non avevo ancora sperimentato.
Spero in altre occasioni.
Mi sono divertito io stesso, mi sono emozionato ricordando episodi che, a volte, non mi capacito siano successi realmente a me.
Immagimondo è stato questo ma soprattutto la condivisione a tu per tu con i visitatori più interessati, quelli che si fermavano attirati da un'immagina, e con gli altri viaggiatori.
Alla mia destra sedeva ancora Paolo Pedaletti. Eravamo vicini di tavolo anche nel 2007.
Alla mia Danilo Elia e il modellino di una Fiat Cinquecento di carta, riproduzione fedele di quella con cui ha fatto Bari-Pechino nel 2005 e il giro del Mediterraneo nel 2007. Sul suo sito video e racconti di un'impresa senza uguali.
La Vespa, invece, è un mezzo già contemplato per grandi viaggi. Tuttavia Umberto Marinello, si è spinto oltre il limite arrivando fino in Mongolia. La cosa incredibile è che Umberto è una sorta di compaesano, visto che è nato e cresciuto a Piove di Sacco. Io e Umberto, in qualche modo, ci conoscevamo già ed è stato bello conoscerci e riconoscerci a Immagimondo, raccontandoci reciproche avventure e sensazioni.
Incredibile anche Marino Curnis, da Bergamo all'Iran a piedi in 13 mesi.
Tra le tante storie raccontate anche con un libro, c'è anche quella di Fabio Vidi, da molti anni 'A Zonzo per l'Australia' con le figlie.
Storie, immagini, parole. La cosa bella di questo festival è la completa libertà di espressione per raccontare il proprio viaggio, per condividerlo e portare tutto il mondo a Lecco.

Friday, September 17, 2010

ACQUA. Un viaggio - IL NUOVO LIBRO

E' USCITO IL MIO NUOVO LIBRO !!!!!



da Cape Town a La Habana

immagini e parole

per scoprire colori, forme, suoni

suggestioni, significati

del liquido che contiene e dà la vita.

L'acqua.

Semplice.

Misteriosa.

Preziosa.


Il libro raccoglie più di 70 tra le più belle fotografie che ho scattato, per accompagnare in un viaggio dentro l'acqua, il suo valore.

E' una tavolozza di colori e percezioni, sensazioni, in qualche modo legate al liquido della vita.

Un'ampia introduzione illustra alcuni dei significati dell'acqua nel mondo e ripercorre le tappe principali del viaggio.


Nell'era del virtuale credo ancora nel valore del toccare un libro, di averlo di fronte a te, come strumento per sognare, ricordare, condividere, annusare e sentire l'acqua attraverso la carta.

Puoi chiamarlo libro liquido o libro di viaggio. E' un libro di acqua e di viaggio.


iIl libro è già acquistabile on-line al sito

http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=515685

oppure cliccando sul lato destro di questo blog.


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from Cape Town to La Habana

images and words

to discover colors, shapes, sounds, meanings

of the liquid that contains and gives life

Water

Simple

Misterious

Precious


The book collects more than 70 pictures I shot; a journey inside water, its value.

It' is a palette of colous, perceptions, feelings somehow related to the liquid of life

A vast introduction shows the main stages of my trip.


In the age of virtuality I still believe in the value of touching a book, of having it in front of you, as an instrument to dream, remember, share, smell and feel the water through the paper.

You can call it a liquid book or a travel book. It is water and a journey itself.


It si for sale in line at the website

http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=515685

or on the right side of this blog.

Monday, September 13, 2010

Jimi, Janis, Jim e il fattore J-27


immagine da Facebbok

LA MALEDIZIONE DEL ROCK
Gli eroi ribelli e il fattore J-27

LONDRA Una chitarra a forma di freccia, locandine, un paio di manoscritti, un cappello nero a falde larghe, un disegno autografo dedicato al festival dell' isola di Wight, un vestito sgargiante, di quelli che Hendrix si faceva confezionare su misura come uno specchio di stoffa della psichedelia imperante, e una grande mappa di Londra su cui sono segnati tuttii luoghi che hanno fatto parte della sua breve, bruciante biografia. Siamo a Hendrix Britain, piccola ma succosa esibizione allestita in alcune stanze dello Handel Museum, al numero 23 di Brook street, nella zona di Mayfair, dove Hendrix ha abitato per un po' di tempo. Quello è stato il suo flat inglese, la casa bohémien dove visse con l' amica Kathy Etchingham, l' unica di cui si sia fidato completamente, e dove probabilmente passò alcuni tra i rari momenti di relax della sua travolgente esistenza. Ma la mostra è solo uno degli omaggi che si stanno moltiplicando in tutto il mondo. Hendrix del resto doveva molto a Londra, e la passione fu totalmente ricambiata. Furono gli inglesi a capire per primi che nel suo blues da fantascienza c' era una nuova visione dell' universo dei suoni, che nella sua onnivora, devastante capacità di trasformare in puro genio qualsiasi cosa uscisse dalla sua chitarra fiammeggiante, stava inventando una musica che non si era mai sentita prima. Gli americani l' avevano snobbato. Per loro il blues era una musica da cortile, ce l' avevano sotto casa, e per anni quel diamante era rimasto grezzo, appena abbozzato, incapace di abbagliare. Finché, da Londra, non arrivò il suo primo singolo, una folgorante e ruvida canzone intitolata Hey Joe che lanciò il musicista che di lì a poco avrebbe osato sfidare il cielo stesso, nella nebbia iridescente di Purple Haze, quando cantava come se dialogasse con gli dei: «Scusatemi, mentre bacio il cielo». E a Londra Hendrix ci tornò anche per morire, soffocato dal suo stesso vomito, la sera del 18 settembre 1970, in una stanza del Samarkand Hotel. Aveva ventisette anni. Questo numero, nella mitologia rock, è divenuto sinonimo di maledizione, anche perché di lì a poco, il 4 ottobre, morìancheJanis Joplin. Nel suo caso il referto parlava di morte accidentale causata da overdose di eroina. Aveva la testa segnata a sangue come se avesse sbattuto violentemente contro qualcosa, incapace di controllarsi. Anche lei aveva appena ventisette anni. Il 3 luglio dell' anno seguente cadde anche Jim Morrison, al pari degli altri due devastato da una insanabile tendenza all' autodistruzione attraverso sostanze illecite. Neanche a farlo apposta, aveva ventisette anni. E tutti e tre avevano un nome che iniziava per "J". Le tre "J", o la maledizione dei ventisette anni. Complottisti e dietrologi ci hanno ricamato sopra per decenni. Pura coincidenza? O c' erano forze oscure che lavoravano nell' ombra per eliminare i pericolosi araldi della rivoluzione giovanile? Di sicuro erano vittime facili, di sicuro erano tre rivoluzionari,capaci di incendiare le folle, di smuovere certezze, di mettere in discussione per il solo fatto di essere quello che erano i rassicuranti pilastri dell' establishment americano. Hendrix, a Woodstock, aveva addirittura profanato l' inno americano, costruendo una delle pagine in assoluto più memorabili della storia della rock, con una versione distorta di Star Spangled Banner che si trasformava nella riproduzione sonora di un bombardamento in Vietnam. Jim Morrison era pericoloso quanto possono esserlo in certi casi le parole. Aveva cantato come un novello Edipo generazionale di voler«uccidere il padre e fottere la madre». La Joplin era una mina vagante, una donna sboccata, drogata e disinibita, che toglieva il sonno alle buone madri di famiglia. Ma era sensibile e a suo modo delicata. Quando cantava aboliva ogni barriera tra le zone profonde del proprio essere e l'espressione formale, cantava rabbiosamente, con una potenza che attingeva alla tradizione afroamericana, una bianca che cantava come facevano i neri, e che un giorno decise di far costruire una lapide più dignitosa alla prima e più grande delle cantanti blues, Bessie Smith, morta perché non soccorsa tempestivamente, in quanto «negra», dopo un incidente stradale. Nel 1969, dopo un concerto, fu fermata e denunciata dalla polizia per «linguaggio osceno». Ma qualche anno dopo Leonard Cohen le dedicò una delle sue più belle canzoni, Chelsea Hotel #2, in cui descriveva perfettamente l' impudica ma fragile perso nalità di Janis. E poi in tutti e tre i casi, le indagini furono frettolose, per non dire poco accurate, e lasciarono molte zone d' ombra sulle circostanze esatte dei decessi, il che, com' è noto, è pane per i denti dei teorici del complotto di ogni epoca. Ma c' è anche di mezzo la storia.A quei tempi l' America era governata dal suo trentasettesimo presidente, il controverso Richard Nixon che nel 1968 aveva sconfitto, seppure con minimo scarto, il suo rivale democratico con una campagna in cui aveva esplicitamente promesso di ripulire il paese dalla feccia hippy. La verità è che per un momento il Paese aveva davvero avuto paura che la sovversione riuscisse a ribaltare le forme tradizionali del vivere sociale. E del resto, senza bisogno di arrivare alle paranoie complottiste, molti storici hanno sottolineato con legittimo sospetto la strana coincidenza di un improvviso dilagare dell' eroina nella zona di San Francisco nel momento più pericoloso della rivoluzione pacifica, ovvero la "Summer of love" del 1967, quando interi quartieri della città erano diventate zona franca, un territorio liberato in cui si praticava la vita collettiva, il libero scambio, l' amore libero. Guarda caso in California, in quella indimenticabile estate del sogno giovanile,a esaltare la rivoluzione c' erano proprio le tre "J". Non erano i soli a farlo, ma di certo erano quelli che più apertamente sfidavano le regole. Al festival pop di Monterey si esibirono Jimi Hendrix,che in un sommo rito simbolico di sacrificio incendiò la sua chitarra sul palco, e Janis Joplin che cantò una versione di Ball and Chain passata alla storia. Da quelle parti c' erano anche i Doors di Jim Morrison, che sul palco arrivò a denudarsi, il che spinse le forze dell' ordine a interrompere le sue esibizioni: lo scomodo, insostenibile Jim Morrison che sembrava un incubo vivente per ogni benpensante del Paese. Le sue erano poesie cantate, ma sullo sfondo di un paesaggio apocalittico. A ogni concerto dava l' impressione che il mondo non potesse rimanere com' era, che fosse la fine, The End, che il mondo era inevitabilmente alle porte, The Doors appunto, di un cambiamento senza ritorno. Così nel 1967. Tre anni dopo, quando gli eroi cominciarono a morire, barbaramente uccisi dalla loro stessa fragilità, Nixon si fece fotografare alla Casa Bianca mentre stringeva la mano a un bolso Elvis Presley, il quale molti anni prima aveva fatto partire la prima ingenua ribellione giovanile del rock' n' roll, ma che nel frattempo era diventato un bravo, ammirevole conservatore, fiero dei suoi distintivi di sceriffo onorario, patriota esemplare e, a quanto pare, perfino disposto alla delazione nei confronti dei più giovani e ribelli rocker che lo avevano spodestato. Di sicuro la scomparsa dei tre eroi segnò la fine di un' epoca. Ma la maledizione dei ventisette anni non finì lì. Tornò drammaticamente in auge nel 1994, quando il mondo del rock fu letteralmente scioccato dal suicidio di Kurt Cobain, il cantante dei Nirvana, trovato morto l' otto aprile, nella sua casa di Seattle. Si era sparato un colpo di fucile in testa, o almeno così decretò il referto della polizia, ma ovviamente anche in questo caso in molti hanno pensato che la verità potesse essere un' altra. Anche Kobain aveva ventisette anni, compiuti da due mesi, si drogava e per la verità era stato già a un passo dalla morte per overdose, e questo l' ha ovviamente messo in relazione con gli altri tre, sebbene fossero passati più di vent' anni. Nella sua lettera d' addio non c' era alcun riferimento a Jimi Hendrix, a Janis Joplin o Jim Morrison (malgrado Hendrix fosse di Seattle come lui). Citava Freddie Mercury come esempio di una rockstar che si esaltava nel rapporto col pubblico e finiva la lettera citando un verso di una canzone di Neil Young: «Meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente». - GINO CASTALDO

Sunday, September 12, 2010

Festivaletteratura:che festival!

Sono partito da Padova con il treno. C'è un diretto, un trenino da un paio di vagoni, a motore. Attraversa tutta la bassa provincia padovana e in meno di tre ore si giunge a Mantova.
Un forte sole tardo estivo scaldava la città e l'ha scottata per tutto il weekend, tingendo di blu il cielo, per intonarlo con il colore del festival .Il blu, appunto.
Non ero molto documentato sulle presenza e sui nomi che avrebbero dominato i palcoscenici, ma appena ho recuperato un programma ed una cartina, ho scoperto che ero in tempo per andare ad ascoltare Niccolò Ammaniti (Leggi articolo.... ). Piazza Castello era strapiena e lui ha saputo intrattenere il pubblico parlando di sè e dei suoi libri, aiutato da Marino Sinibaldi.
E. se.....? Questa sarebbe la domanda che sta dietro molte storie che crea la sua immaginazione.
E se succedesse che...
'Da bambino, mentre stavo steso in stanza a fare niente, guardavo le crepe sui muri, i vetri sporchi, e immaginavo, nel caldo di estati interminabili, che cosa sarebbe successo se fossi andato in cucina dai miei e loro non mi avrebbero riconosciuto' dice lo scrittore.
Inoltre ha raccontato episodi di vita personale che hanno ispirato i suoi primi racconti e aneddoti
divertenti, prima di citare il caso Mondadori, evitando di sputare sul piatto in cui mangia, visto che con lui lavorano persone con cui si trova bene e sono le persone che fanno la casa editrice. Fino a quando sarà libero di esprimere il suo pensiero non se ne andrà.
Interessanti anche gli eventi che ho ascoltato di striscio, come quello di Charles Aznavour e quello di Mauro Pirani, introdotto da Corrado Augias. i brani del libro presentato, 'Poteva andare peggio' (Mondadori, 430 pagg) letti da Neri Marcorè,
Coda di un'ora e mezza e qualche centinaio di metri per un posto davanti al palco dello stesso Augias, che presentava il libro 'I segreti del Vticano' (Mondadori, 385 pagg).
'L'anima del vaticano è una corda a due capi. Da una parte quello religioso, temporale. Dall'altro quello politico, secolare. Quale prevale?'
E' questa la domanda che lo scrittore, giornalista e conduttore televisivo, pone al pubblico e nel libro stesso. Lui non ha dubbi, nella storia di quindici secoli dello stato più piccolo e potente del mondo, prevale il peso politico.
Dopo aver portato una serie di esempi di casi irrisolti, da Francesco d'Assisi, quasi all'indice per le sue idee rivoluzionrie, le deportazioni naziste, Pio XII e le sue 'buone' azioni', lo Ior, la banca vaticana degli anni '60, impegnata a dirottare all'estero i pacchetti azionari che di lì a poco sarebbero stati tassati dal governo italiano, la scomparsa di Manuela Orlandi, il triplice omicidio delle guardie svizzere. intrecci fangosi, dai quali emerge un'Italia terribile.
Se i metti a fare politica, infatti, c'è un solo testo che fissa le regole: Il Principe.
Conclude citando le parole di Carlo Maria Martini proprio quando le campane rintoccano le ore :
'Un tempo avevo sogni sulla Chiesa. Una Chiesa che procede per la sua strada in povertà e
umiltà, una Chiesa che non dipende dai poteri di questo mondo. Sognavo che la diffidenza venisse estirpata. Una Chiesa che dà spazio alle persone capaci di pensare in modo più aperto. Una Chiesa che infonde coraggio, soprattutto a coloro che si sentono piccoli o peccatori. Sognavo una Chiesa giovane.
Oggi non ho più di questi sogni".
Tra le battute irriverenti sul governo, le inevitabili domande sul caso Mondadori, la delegittimazione della Chiesa, del Vaticano e del Papa, messa in atto da più parti, emerge una profonda disillusione per ogni istituzione.
Ma la letteratura e la lettura hanno ancora il potere di far sognare, elevandosi ai primi posti dei piaceri dell'uomo. Secondo solo al sesso, a detta di molti.
Condivide Sandro Veronesi, sul palco del teatro Bibiena per una chiacchierata informale sponsorizzata da Eni.
Leggere è l'unico modo che ci è rimasto per sognare senza guardare, senza vedere, per usare gli altri sensi e quindi coinvolgere tutto il corpo.
Questo evento gratuito, ha richiamato moltissima gente, come quello in tarda serata del venerdi, dove il protagonista era Michele Serra.

Tra una conferenza e l'altra, tra un nome di grido e un libro da sfogliare tra le bancarelle e i tendoni, facevo base al La stilografica, negozio centralissimo di penne e altri articoli da regalo, ubicato in pieno centro, gestito dal mio caro amico Michele, che mi ha ospitato nella sua splendida città.


Heraclitus in Europa!!!!

Come si legge qui
sabato, 11 settembre 2010 l'heraclitus è tornato in Europa, dopo non so quanti anni.
Avrei voluto essere li, a Valencia, a dare il benvenuto alla ciurma.
Spero di essere a bordo quando arriveranno in Italia.

Come si legge sul blog la barca rimarrà a Valencia per almeno due mesi.
Chiunque passi da quelle parti porti i miei saluti.

Thursday, September 9, 2010

IMMAGIMONDO 2010



In quell'occasione ho presentato il mio primo libro, UN ANNO IN OTTO ORE,
ho vinto il secondo premio del concorso letterario legato al festival, con il racconto SENZA VOCE e presentavo immagini e suoni dell'Australia in un tavolo dei viaggiatori.
Ad Immagimondo ho conosciuto Heraclitus.
Pochi mesi dopo sono partito per il Sudafrica, per raggiungere la barca a prepararla per la traversata dell'Oceano Sud Atlantico.
Ho viaggiato per 681 giorni, da Città del Capo a L'Avana, a bordo del vascello e con mezzi locali. Ho viaggiato per mare, per terra, per aria.
(In questo blog le testimonianze del mio percorso)
A distanza di tre anni, torno dove tutto è iniziato, a Immagimondo, con una nuova incredibile storia da raccontare.

Presenterò il mio secondo libro, TEMPO LENTO, uscito nel 2008 poco prima della partenza. Inoltre illustrerò con immagini proiettate il mio viaggio e la storia del vascello Heraclitus.
In quell'occasione presenterò al pubblico la mia nuova produzione editoriale.

I miei eventi:
Biblioteca Civica - Caffè del Viaggiatore
sabato 25 h. 17.00 - Tempo Lento - Cammino di Santiago
La scoperta della lentezza è un percorso di maturazione per gradi, che passa attraverso prove, successi e fallimenti.
Incontro con l'autore, Dario Sorgato.

Sala Affresco - Palazzo del Commercio
domenica 26 h. 18.30 - Progetto Heraclitus - Alla scoperta del mondo su un Vascello di Cemento
Proiezione e incontro con Dario Sorgato, scrittore e viaggiatore.

Il programma completo

TI ASPETTO!!!!

Thursday, September 2, 2010

Perchè i gradi sono 360?

Hai capiato bene la domanda?
Perchè in un angolo giro ci sono 360°?
Io credo di aver trovato la risposta.
Tu lo sai?

Thursday, August 26, 2010

Capitolo 39

Gli esperti che studiano l’antica Grecia dicono che all’epoca la gente non si considerava padrona dei propri pensieri. Quando gli antichi greci formulavano un pensiero era perché una divinità aveva deciso di dargli un ordine. Apollo gli diceva di essere coraggiosi.

Atena di innamorarsi.
Oggi la gente vede la pubblicità delle patatine al formaggio e si fionda fuori a comperarle.
Tra la TV, la radio e gli incantesimi di Helen Hoover Boyle non so più cos’è che voglio davvero. Quanto posso considerarmi attendibile.

….

Ci aggiriamo nel labirinto di mobili, su di noi pendono i lampadari spenti e scollegati. Dalla finestrella filtra il chiarore lunare.
Facile no? Dice Helen. Possiamo fare qualsiasi cosa.
No, le dico. Lei può fare qualsiasi cosa.
Helen dice: Mi ami ancora?
Se vuole. Non lo so. Se lo dice lei.
Helen alza gli occhi verso i lampadari, verso culle gabbie di cristallo e dorature. Dice: hai tempo per una sveltina?
E io lo dico: come avessi scelta.
Non so più cos’è che voglio e cos’è che sono addestrato a volere.
Non so più cos’è che voglio e cos’è che mi si costringe a volere con l’inganno.
Mi riferisco al libero arbitrio. Esiste davvero oppure è Dio a stabilire e imporre tutto ciò che diciamo e desideriamo? Possediamo il libero arbitrio o sono i mass media e la cultura che ci controllano, che controllano i nostri desideri e le nostre azioni fin dal giorno in cui veniamo al mondo? Io agisco per libero arbitrio o è l’incantesimo di Helen che si è impossessato della mia mente?

….

Immaginate l’immortalità, una condizione per cui anche cinquant’anni di matrimonio sembrano una storiella di una notte. Immaginate di vedere le mode e le tendenze, nascere e spegnersi. Immaginate il mondo affollato da secoli di umanità disperata. Immaginate di cambiare religione, casa, dieta e carriera così tante volte che ogni cosa perde il suo valore. Immaginate di viaggiare finché ogni centimetro quadrato del mondo vi viene a noia. Immaginate di rivivere emozioni, amori odi, rivalità e vittorie all’infinito, finché la vita non si riduce ad una melodrammatica soap opera. Finché la nascita e la morte di altri individui non vi provocano la stessa emozione del buttare via un mazzo di fiori appassiti.

….

Potere, denaro, cibo, sesso, amore. Ne avremo mai abbastanza? O il fatto di averne un po’ ci spinge a desiderarne sempre di più?
Dentro quel fluttuante guazzabuglio di futuro, io non riconosco nulla. Vedo solo altro passato. Altri problemi, altre persone. Meno biodiversità. Altra sofferenza.

….

I mass media, la cultura, ogni cosa mi innesta le sue uova sottopelle. Il Grande Fratello mi riempie di bisogni.

Davvero voglio una bella casa, un’auto veloce, mille amanti bellissime? Davvero voglio tutto questo? O sono semplicemente addestrato a volerlo?
Davvero tutto questo è meglio di ciò che possiedo già? O sono semplicemente addestrato ad essere insoddisfatto? Che io sia vittima di un incantesimo per cui niente è mai abbastanza?

….

Ma allora, se davvero la realtà è solo frutto di un incantesimo, se davvero tu non vuoi ciò che pensi di volere, se non possiedi il libero arbitrio. Se non sai cos’è che davvero sai. Se non ami chi credi di amare. Cos’è che ti spinge a vivere?
Niente.

tratto da
Ninna nanna di Chuck Palahniuk

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http://digilander.libero.it/confratchianti/libri_palahniuk-ninna.htm



Saturday, August 21, 2010

Se potessi urlare terra

Potrei raccontare di una nuvola bianca che avvolge un colle nell'unico giorno in cui non è solo. Pagnotte alla disgraziata, ricotte forti, seppie ripiene, vongole veraci, stocco a' ghiotta.
Un passaggio a est, dove la taranta pizzica pizzica. Delusioni del cuore e dell'amore. Potrei spendere ore a parlare di un nuovo ritorno, della mia nuova casa, di quello che non ho.
Dei passaggi di tempo, delle anime salve, di Palermo e del suo decadente silenzio in una domenica d'Agosto che non appartiene a nessuno.
Oria, cicoria, finocchietto selvatico e fichi d'india. ulivi e vino. Otto anni di tempo. Quello che ero, il mio pensiero libero, il non-pensiero.
Per chi sono queste parole?
Lettere per nessuno, lettere di altri che leggono altri ancora.
Poesie silenti.
Silenzi che ho aspettato per mesi e che poi nessuno ha voluto.
Se sono confuso è perchè non so scrivere niente di tutto quello che io ho vissuto.
Oggi sono a Tangeri, schiacciato dalla prua di cemento scrostato di una barca che ha toccato di nuovo terra.
Terra che io non posso urlare.
Terra dopo un'oceano che non ho navigato ma ho vissuto.
E nel mio mare non ho ancora smesso di naufragare.

Tuesday, August 3, 2010

c'è un po di strada...

30 euro, per favore.
Disse Nico al benzinaio.
Il benzinaio si allontana, riempie il serbatoio e torna e prendere i soldi.
Mentre sta inserendo le banconote nel malloppo che tiene in tasca come tutti benzinai che si rispettino, Nico gli chiede.
Scusi, per Monreale proseguo dritto?
Si, prosegui, poi troverai le indicazioni.
Ah, grazie. Quanto dista, più o meno.
C'è un po' di strada.
...ehm...grazie.
Nico ingrana la prima e dopo solo due metri scoppiamo tutti a ridere.
C'è un po' di strada?
Ma che vuol dire?
Quanto è quel po'? 10 chilometri? 10 minuti? E poi fa differenza se io faccio i 90 all'ora o i 40?
Il tono sembrava di uno che c'è andato l'ultima volta almeno 20 anni fa in bicicletta.
Tuttavia la strada che si inerpica sulla collina alla periferia di Palermo è segnalata quanto meno decentemente e riusciamo a raggiungere Monreale senza troppi problemi, dopo una decina di chilometri dal centro della bella e imponente città Siciliana.
Il Duomo aspettava rovente appena dietro l'angolo di un muro che occludeva lo sguardo mentre ci rifocillavamo all'ombra con sfincione e Nero d'avola.
La maestosità esterna non è nemmeno equiparabile agli splendidi mosaici interni, alle meticolse e inspiegabili sculture del transetto, all'imponenza del vuoto delle navate e delle colonne che le separano. Stentavo a credere che una simile preziosità non mi fosse stata adeguatamente raccomandata in precedenza se non dalla compagna di viaggio, instancabile paladina della sicilianità, anche di quella del benzinaio approssimativo.
L'escursione fuori porta a Monreale è stata la ciliegina sulla torta di un weekend iniziato a Montalbano Elicona, un piccolo comune del messinese annoverato tra i borghi più belli d'Italia, dove è stato proprio il palato il primo a deliziarsi, con un panino farcito con provola locale, olive schiacciate e pomodoro, innaffiato da una fresca birra Messina, per non tradire l'orgoglio locale.
Il pomeriggio già fresco di aria di alta quota e bagnato da gocce di pioggia estiva si è dileguato tra piccoli vicoli e viste d'espansione sulle colline di noccioleti e uliveti e la valle estesa fino agli angoli di mare visibili dal castello., trasformato per una notte da fortezza medievale a milonga di tango e seduzione.
Chiaro di luna, stelle, pietre centenarie, luci radenti e note di malinconia argentina hanno reso incantevole lo scenario di passi di danza ed eleganza, dove la musica si trasformava per qualche istante nei corpi congiunti di uomini e donne nascosti nella notte.
Il mattino seguente l'autostrada per Palermo era vuota. Quasi surreale.
Stesso desertico sfondo per la passeggiata cittadina, nel tempo che i siciliani dedicano al pranzo o all'ozio.
Ancora deserto sulla via del ritorno.
Il sole quasi a mollo sul mare, le Isole Eolie perfettamente visibili su una fascia d'arancio.
Un inarrestabile susseguirsi di gallerie nelle quali siamo costretti ad infilarci, intevallando il buio al tramonto, sperando che il sole aspetti ancora un po' prima di sparire. Le nubi sono basse, quasi piccole vicino alle montagne intorno alla città.
La musica è a tutto volume.
Io rido, sorrido, canto. Rido ancora.
Per qualche chilometro, per qualche istante tra una canzone e il mare, per quel sapore di sarde che avevo ancora in bocca, per un tempo eternamente breve mi sono sentito leggero, felice. Soprattutto completo.


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